La Blockchain rappresenta l’evoluzione della società civile riguardo allo scambio di valori. Ma va ancora oltre. Laddove abbiamo una trasmissione di valore (scambio di valuta virtuale tra soggetti accreditati tramite blockchain), avremo uno scambio di informazioni, dati relativi ai soggetti della transazione, valori economici degli identificatori – come data e ora della transazione – e un serie di altre informazioni tecniche che consentono la sicurezza e la certificazione dei processi. Questa considerazione è fondamentale per un nuovo e più ampio utilizzo di Blockchain, che aumenta la sua utilità in tutti i contesti di trasmissione dati, specialmente in scenari in cui è importante che questi dati siano testati e certificati così come gli attori coinvolti nel flusso. L’esempio principale di questo uso oggi è rappresentato dallo scenario emergente IoT (Internet of Things), che sta conquistando il mondo dei sondaggi localizzati attraverso sensori connessi a Internet – fonti di informazione che possono essere ricevute in qualsiasi parte del mondo. Sensori, attuatori e in generale qualsiasi sorgente o ricevitore di dati, posto sul territorio, permette di tenere sotto controllo vaste aree per diversi scopi, dal mondo dell’agricoltura al controllo del clima, dall’automazione dei processi di manutenzione ordinaria in industrie, uffici o infrastrutture come strade o interi complessi residenziali, turistici o di pubblica utilità. L’IoT è ora ovunque e contiene un’enorme quantità di informazioni, rese finalmente disponibili attraverso servizi cloud o database globali, con grandi vantaggi nello sviluppo di sistemi di gestione di big data. Il passo successivo deve necessariamente essere la certificazione di tali dati e come gestire (gestire?) la loro sicurezza. Si deve considerare che tutti i dati recuperati da un sensore sono oggi combinati con milioni di altre informazioni in un sistema di big data che genera risultati, che soddisfano le varie esigenze. Questi dati rappresentano un valore (anche in termini economici) che è alla base della sostenibilità del processo IoT che lo genera. Questo valore può essere notevolmente amplificato, arricchendo il processo di caratteristiche quali: certificazione delle fonti – la blockchain è in grado di garantire che un dato sia stato emesso da un sensore specifico. La certificazione delle informazioni: la blockchain può garantire che un determinato pezzo di quei dati sono stati prodotti esattamente in quel giorno e in quel momento. Sicurezza contro la manomissione dei sensori: se inseriti come “pari” (o nodi) nella catena di blocchi, i sensori trasmettono e ricevono solo da altri “pari” della catena, che sono stessi certificati. Ciò impedisce l’accesso esterno ai sensori e per lo più evita l’uso di sensori collegati a Internet per scopi non conformi alla loro natura (come attacchi DoS a sistemi di terze parti attraverso l’enorme volume che può essere generato da intere reti IoT sotto controllo di persone malintenzionate). Dobbiamo risolvere i requisiti più urgenti nel mondo delle installazioni IoT, che sono in crescita esponenziale; sono le esigenze tipiche dei processi aziendali. Una tecnologia progettata e costruita per risolvere il problema della trasmissione di un Bitcoin da A a B senza la presenza di un corpo centrale di controllo e convalida, si sta sviluppando come nuovo paradigma nella gestione della trasmissione dei dati. E’ utile trasmettere informazioni sicure e certificate senza dover transitare attraverso corpi centrali, come ad esempio notai o segreterie. O quanto più veloce e sicuro sarebbe acquistare senza la necessità di intermediazione di garanzia, o di gestire i diritti di proprietà, le proprietà di beni o “opere di genio” senza dover centralizzarli in database di terze parti. Tutto ciò considerando che in qualsiasi momento nel futuro, anche entro centinaia di anni, tali informazioni certificate saranno comunque disponibili, invariate come originariamente registrate nella catena di blocchi. Domenico Barra -CTO